odio gli spigoli ergo TADELAKT

Forse i troppi spigoli colpiti con la testa da piccola hanno lasciato un segno nel mio inconscio. Forse è solo una questione meramente estetica, forse geometrica, sta di fatto che io adoro le linee curve e odio gli spigoli.

Insomma tutto il progetto Sempreverde voleva schivare ogni forma di angolo a favore di qualsiasi esempio di linea morbida e soave. Nella casa vecchia questo effetto era alquanto complicato da ottenere, ma con la scelta del materiale giusto era verosimile riuscirci.

Ora, una cosa che andava risolta di sicuro era la realizzazione dei bagni: quale soluzione adottare? Per il principio che odio gli spigoli di certo non volevo “finire a piastrelle”, materiale freddo e industriale che per la sua produzione richiede temperature elevatissime, ergo uno dei materiali più inquinanti sulla terra. Piastrelle escluse, stavo vagliando le varie possibilità.

Una delle soluzioni plausibile era rappresentata dal TADELAKT.

Di origine marocchina, questo materiale è una miscela ready-made ottenuta dal prosciugamento di un oceano avvenuto migliaia di anni fa. Il marocco è l’unico posto al mondo dove questo materiale esiste in natura. Se qualcuno di voi l’ha già visto ha in mente quanto è spettacolare il risultato. Un 3D dagli infiniti colori perchè microcontaminato da infiniti piccolissimi inerti di origini molto diverse: coralli, scheletri di pesci, conchiglie etc…

Avevo deciso, avrei usato questo materiale per i bagni.

Ma, come diavolo si applicava? dove si procurava?

Santo google mi diede le risposte: corso di tadelakt a Torino presso l’Atelier Athena.
(http://tadelakt.it/)

Il corso aveva la durata di tre giorni durante i quali avremmo realizzato un lavandino, un tavolo e una parete. Questi lavori rimanevano al corsista che li realizzava, (tranne la parete evidentemente) avevo trovato il mio affare!

Quando si manipola la terra cruda è tutto molto friendly perché il materiale non è pericoloso ma anzi fa bene alla pelle, non rischi nulla se entra a contatto con gli occhi o con la bocca e risulta un gioco lavorarci perché è sempre reversibile (la terra cruda si scioglie con l’acqua infinite volte se vuoi rimediare a qualche errore). Questo nuovo intonaco invece, a base di calce, era un po’ meno “simpatico” e un po’ più pretenzioso. Innanzi tutto non si doveva assolutamente sbagliare le proporzioni tra acqua, pigmenti (se si intende dare una tinta alla miscela che di base è un bianco contaminato) e le tempistiche, considerato ovviamente il supporto e le condizioni ambientali.

Questi ultimi sono due aspetti che bisogna sempre considerare quando si applica qualsiasi materiale a qualcosa.

Come nella fotografia la luce è un fattore determinante, così è la temperatura e il tasso di umidità per gli intonaci. C’è chi consulta persino la luna prima di applicare un intonaco ma di nuovo, Sempreverde non aveva lune da attendere.

Il nostro supporto era un mattone dal nome gasbeton. Composto al 70% di aria è ottenuto dal lavaggio in autoclave del cemento, risulta dunque leggero, “morbido”, cioè si scolpisce facilmente, e igroscopico ovvero assorbe l’umidità in eccesso e la rilascia quando l’aria nella stanza è troppo secca. Ogni materiale che contiene aria è in grado di ospitare una percentuale di umidità, come la paglia o la terra cruda del resto. Si, lo so che state pensando che non è proprio ecologico il gasbeton e avete anche ragione. Ma nella casa ibrida (quella in cemento e sughero) era la soluzione migliore per ciò che volevo ottenere io (torniamo alle linee curve e gli angolo smussati).

Il procedimento per la stesura del Tadelakt è lungo e articolato, composto in tutto da 8 mani, 8 passaggi.

Se volete saperne di più commentate l’articolo!